giovedì 30 gennaio 2014

IRASEMA DILIAN


Pur non essendo italiana, possiamo annoverare tra le nostre più interessanti dive    IRASEMA DILIAN.
Nata a Rio De Janeiro nel 1924 da padre polacco, si trasferisce giovanissima a Roma per seguire il genitore di professione diplomatico. Si iscrive quindicenne al Centro Sperimentale di Cinematografia e, ottenuto il diploma, debutta nel 1940 in un piccolo ruolo nel film "Ecco la felicità" di Marcel L'Herbier. Notata da Vittorio De Sica, il regista la vuole nel film "Maddalena zero in condotta" (1940) nel ruolo della studentessa "privatista". Questo ruolo a lei congeniale le suscita grande simpatia ed interesse da parte di critica e pubblico. Viene addirittura nominata la "privatista" del cinema italiano, grazie anche ai tre ruoli successivi, la poetessa svampita di "Teresa Venerdì" (1941) sempre di De Sica, la romantica studentessa di "Ore 9: lezione di chimica" (1941) di Mario Mattoli e l'aspirante ballerina "Violette nei capelli" (1942) di Carlo Ludovico Bragaglia. Sempre nel 1942 consacra il suo talento con le commedie "La principessa del sogno" e "I sette peccati", e ci regala un ottima interpretazione drammatica in "Malombra" di Mario Soldati. Sorprendente anche l'interpretazione nel 1943 nella commedia musicale "Fuga a due voci" in cui recita accanto al tenore Gino Bechi. Con gli eventi bellici si allontana dal cinema per debuttare in teatro. Nel 1945 viene chiamata in Spagna come protagonista della produzione spagnolo-portoghese "Cero en conducta", rivisitazione musicale di "Maddalena zero in condotta", cui seguono l'anno successivo i film "Tragico inganno" e "Cuand llegue la noche", che le procurano grande notorietà sia nella penisola iberica che nell'America Latina. Torna in Italia dove è richiamata a lavorare in importanti pellicole, tra le quali ricordiamo "Aquila nera" (1946) di Riccardo Freda, "La figlia del capitano" (1947) di Mario Camerini,  "Il corriere del re" (1948) di Gennaro Righelli , "Il vedovo allegro" (1949) di Mario Mattoli e l'internazionale "Donne senza nome" (1950) di Géza van Radvànji. Quest'ultimo film fa crescere la sua popolarità in Spagna e America Latina, tanto da spingerla a lasciare il cinema italiano nello stesso anno per trasferirsi in questi paesi assieme al marito sceneggiatore Arduino Maiuri. I film girati all'estero nei primi anni '50 sono tutti successi e mettono in luce la sua maturata capacità artistica. Tra questi ricordiamo "Muchacas de huniforme" (1950), "Angelica" (1951), "Paraiso robato" (1951), "La mujer que tu quires" (1952) e "Un minudo de bontad" (1953). Nel 1954 avviene l'incontro con Luis Bunuel che la vuole a tutti costi protagonista di "Cime tempestose". Altro grandissimo successo e che ancora oggi vien considerato una delle migliori versioni cinematografiche del romanzo di Emily Bronte. La Dilian continua anche negli anni successivi a lavorare in importanti pellicole, come "Pablo y Carolina" (1955), "Serenata messicana" (1955), "Y si ella volviera" (1956), "La estella del rey" (1957) dove è diretta da suo marito, "Fruto prohibido" (1958) e "La muralla" (1959) dello spagnolo Luis Mingarro e che resta una delle sue migliori prove. Dopo questo film, però, decide di abbandonare il cinema e nel 1960 torna in Italia, dove il marito viene chiamato a lavorare a diverse sceneggiature. Nonostante le numerose proposte ricevute, sia italiane che internazionali, la Dilian preferisce occuparsi dei suoi due figli e stare lontana dai riflettori. Trascorre la sua vita con la famiglia a Ceprano, in provincia di Frosinone, dove muore nel 1996 all'età di 74 anni.

Irasema Dilian nel ruolo della "privatista" in "Maddalena zero in condotta" (1940)

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